L'uso del sacco lenzuolo è OBBLIGATORIO per il pernottamento in Rifugio

Rifugio Bosio-Galli - 2.086 m.

Foto rifugio Bosio/GalliLa Sezione lo intitolò al suo primo presidente Carlo Bosio. E' una costruzione in muratura ingrandita nel 1958 e ampliata recentemente con un locale invernale sempre aperto, intitolato al compianto socio Dino Galimberti, dal 1998 è stato aggiunto al cognome Bosio, quello della figlia Anna Galli. E' una costruzione di due piani ed ha 50 posti letto. Il rifugio è punto di partenza della 2° tappa dell'Alta via della Valmalenco.

I° itinerario: facile su sentiero - tempo ore 3
Da Chiesa Valmalenco si prende la carrozzabile che sale a Primolo, ma al primo tornante si lascia imboccando una strada a fondo naturale che porta ad un parcheggio. Più avanti la strada che sale all'Alpe Lago è chiusa da una sbarra e può essere percorsa solo da chi possiede l'autorizzazione. Conviene quindi seguire la vecchia mulattiera che risale un bellissimo bosco di grossi larici e di pini mughi. La mulattiera, seguendo in parte i pali della linea elettrica, entra nel vasto piano dell'Alpe Lago 1614 m., antico bacino lacustre con molte casette sparse ed una chiesetta (qui si giunge pure comodamente da Primolo per il sentiero). Il sentiero, sempre ben segnato, passa davanti alla chisetta dell'Alpe e, dopo averne contornato i prati, sale nel bosco di conifere alla sommità del costone che unisce l'Alpe Mastabia al Castellaccio ed entra nella Val Torreggio tagliando il ripido fianco sinistro idrografico della valle. Fuori del bosco, poco dopo aver incontrato il sentiero che sale da Torre S. Maria, si passa accanto alle baite dell'Alpe Airale 2097 m., infine, destreggiandosi tra grossi blocchi, si arriva ad un ponticello sul Torreggio, di la dal quale si raggiunge il Rif. Bosio-Galli a 2086 m.

II° itinerario: facile su sentiero - tempo ore 2
Entrati in Torre S. Maria, si attraversa la frazione di San Giuseppe e si prosegue per la strada silvo-pastorale che sale fino all'Alpe Piasci. Il percorso (9 km circa), non è dei più agevoli, ma si copre ugualmente anche con un automobile normale in circa 45 minuti. Posteggiata l'auto senza difficoltà si prosegue per una mulattiera che in 15 minuti porta al grande alpeggio dei Piasci. Puntando decisamente verso la destra del Rif. Cometti, si prende il sentiero che conduce al rifugio Bosio-Galli; una bella sbuffata di mezz'ora ci permette di superare il punto più ripido, ma ormai siamo a quota 1900 m., ed il più è fatto. Ora il sentiero si snoda tra una vegetazione particolarmente rigogliosa ed i torrenti che scendono dal monte Arcoglio che, salendo, è alla nostra sinistra, sono immersi in un paesaggio di rara bellezza. Il pino cembro, qui particolarmente presente e larici altissimi, di tanto in tanto lasciano spazio a grandi macchie pianeggianti, come l'Alpe Palù, regno del cervo e del ginepro. Ormai la vista imponente dei Corni Bruciati, del Pizzo Cassandra e l'impetuosità del torrente Torreggio ci assicurano che solo pochi minuti ci separano dal rifugio. E' trascorsa solo poco più di un'ora da quando abbiamo lasciati i Piasci, ma questa splendida natura può trasformare i minuti reali in secondi o in lunghe meravigliose ore.

L'utilisation d'un drap de couchage personale est OBLIGATOIRE pour passer la nuit dans le Refuge

Rifugio Desio - 2.830 m.

Rifugio Desio INAGIBILE - PERICOLO DI CROLLO

Coordinate GPS: E. 9°74'61"52  - N. 46°25'03"47

LOMBARDIA - ALTA VAL TORREGGIO

Apertura: CHIUSO E BLOCCATO INAGIBILE
Locale invernale: (4 posti) CHIUSO E BLOCCATO INAGIBILE
Posti letto: 12

Gestore: Fam. LOTTI - Tel. 0342-451028
Tel. Rifugio Bosio-Galli : 0342-451655
Cellulare: (+39) 347.3626860
e-mail : rifugiobosio@gmail.com
e-mail C.A.I Desio: caidesio@caidesio.net

A CAUSA DEL RISCHIO DI CROLLO E' VIETATO L'ACCESSO ED IL TRANSITO PRESSO IL RIFUGIO.
SI CONSIGLIA  MOLTA PRUDENZA NEL TRANSITO SUI SENTIERI SOTTOSTANTI
Foto rifugio DesioLa Sezione lo intitolò alla propria Città. Edificio in pietra inaugurato nell'anno 1924 al posto del rifugio di Corna Rossa. Il rifugio Desio sorge a 2830 m., una ventina di metri di sotto al Passo di Corna Rossa sul versante della Val Torreggio. Esso facilita parecchie vie interessanti al Monte Disgrazia e la salita ai Corni Bruciati. Dal Passo di Corna Rossa, subito sopra il rifugio si può ammirare una stupenda veduta del Monte Disgrazia e sui monti alla testata della Val Masino.

I° itinerario: facile sentiero/rocce - tempo ore 3
Dal Rif. Bosio-Galli, proseguendo sulla destra orografica della valle (con il torrente in piena conviene passare il ponte dell'Alpe Airale e tenersi sulla sinistra), dopo un piano acquitrinoso si passa sulla sinistra e si costeggia il piede una bastionata di rocce. Sempre per un sentiero con segnalazioni, fra gande, si va fino alla base di una cascata dell'emissario del Lago Cassandra. Di qui si abbandona il torrente per portarsi a sinistra, sempre nel vallone fin verso i primi contrafforti della cima di Postalesio e del Corno Bruciato NE, indi per un sentiero si sale piuttosto a destra (pochi metri soltanto sopra al fondo valle), una costa erbosa che porta ad un piano di blocchi, di solito nevoso; al termine di esso, per traccia di sentiero con segnalazione di sale a sinistra sotto il Corno Bruciato NE onde evitare una bastionata. Al di sopra di questa in pendio di gande e detriti porta al Rif. Desio.

II° itinerario: impegnativo - sentiero/rocce- tempo ore 1,30
Dal Rif. Ponti 2585 m., si va per ganda a scavalcare la grossa morena laterale destra (orografica) dal ghiacciaio di Preda Rossa; si attraversa quest'ultimo in lenta salita, quasi senza crepacci, verso il piede di un canale di rocce franose che solca la parete fino alla cresta in direzione dei Corni Bruciati. Il canale ripido con tracce di sentiero richiede prudenza specialmente per comitive numerose, causa l'instabilità del pietrame. Si sbocca sullo spartiacque immediatamente sopra il rifugio.

1) Al Rif. Porro-Gerli al Ventina per il Passo Cassandra - impegnativo su sentiero/rocce - ore 2,30 - 4,15.
Traversata alpinistica che richiede molta attenzione, per i crepacci, nella discesa dal Passo Cassandra. Si scende a valle per un breve tratto; si attraversano le chine di sfasciumi alla base della parete SSE della cima di Corna Rossa; per un canale roccioso si scende a livello del ramo occidentale del ghiacciaio Cassandra che si attraversa in piano, descrivendo un giro attorno all'isolotto centrale posto a 2938 m. fino alla base di un lungo pendio di rocce e detriti. Lo si risale superando a metà del suo sviluppo una bastionata di rocce rotte, verticalmente striata di nero, lungo una lingua di neve e detriti; poi ci si dirige obliquamente a destra su sfasciumi e placche di neve e di detriti in direzione del Passo Cassandra 3097 m., aperto sulla cresta del Monte Disgrazia e il Pizzo Cassandra (ore 1,45). Si scende nel bacini del Ventina (molta attenzione) per in ripido pendio di neve o ghiaccio, verso la crepaccia terminale che si supera direttamente (qualora fosse impraticabile è possibile aggirarla verso sinistra su rocce). Al di sotto si continua nell'ampio vallone glaciale solcato da altre fenditure, raramente fastidiose, fino ad un largo pianoro. Da questo ci si sposta verso il Pizzo Cassandra per evitare alcuni grossi crepacci; da un piccolo ripiano si supera una gobba della Vedretta del Ventina e ci si porta man mano verso il mezzo del ghiacciaio per scendere in corrispondenza dello sbocco del ripidissimo canalone della Vergine. In seguito, per chine moreniche, si raggiunge l'ampia spianata pietrosa attraverso la quale scorre l'emissario della Vedretta e, per tracce di sentiero, ci si dirige al ponticello che permette di passare sull'opposta riva raggiungendo l'Alpe Ventina e il Rif. Porro-Gerli a 1960 m.;

2) Al Rif. C. Ponti 2585 m., in Val Preda Rossa per il Passo di Corna Rossa ore 1.
Da Rif. Desio si sale al vicinissimo Passo di Corna Rossa aperto tra il Monte Disgrazia ed i Corni Bruciati, quindi si discende per un canale d'instabile pietrame verso la Vedretta di preda Rossa. La si attraversa con lenta discesa, poi si scavalca la morena laterale, e per ganda si raggiunge il Rif. C. Ponti.

Monte Disgrazia 3678 m. ore 1,30 - 4,30 - media difficoltà EE
Si scavalca il Passo di Corna Rossa, si discende sulla Vedretta di Preda Rossa e si attraversa in direzione NO, onde superare la morena laterale per raggiungere l'itinerario che sale dal Rif. Ponti. Questo procede parallelamente alla morena e, al suo termine, si mette sul ghiacciaio spostandosi a sinistra per evitare alcune crepe. In seguito ci si sposta a destra verso la base di un grosso sperone di roccia. Se ne attacca il fianco orientale e ci si porta sul dorso. Lo si risale su rocce in alcuni punti non elementari fino a raggiungere la sella di Monte Pioda 3387 m. ore 3,00. Dalla sella, seguendo la cresta si raggiunge uno spuntone di serizzo. Invece di scavalcarlo, conviene aggirarlo a destra per continuare poi sia su questo lato, sia alternativamente sulla neve e sulle rocce della cresta fino ad una pronunciata anticima. Si percorre questo crinale nevoso, orlato di cornici, poi si supera un masso con placche artificiali detto Cavallo di bronzo e per rocce rotte si esce alla spaziosa cima.

Corni Bruciati 3114 m. ore 0,50 - media difficoltà.
Cospicua montagna composta di tre cime che sono raramente visitate sebbene spicchino da lontano e offrano una visita notevole sul Monte Disgrazia. Comodamente accessibili dal Rif. Desio, offrono anche alcune divertenti arrampicate. Punta Nord - Est 3097 m., per la cresta N. Dal rifugio si percorre lo spartiacque in parte pianeggiante e largo (rocce in curioso equilibrio), fino al primo salto, da dove si piega sulla parte NO per cenge franose; indi ci si porta in cresta a poche metri dalla vetta, formata da un lungo crostone quasi orizzontalmente. Questa è la via più breve e più facile.

Pizzo Cassandra 3226 m. ore 0,45 - 2,30 - media difficoltà
Dal rifugio si divalla per breve tratto attraversando poi le chine di sfasciumi alla base della parte SSE della Cima di Corna Rossa, fino ad arrivare sul ramo occidentale del ghiacciaio della Cassandra, dolcemente inclinato. Si percorre il ghiacciaio con tutta facilità un po' in alto, descrivendo un semicerchio attorno all'isolotto roccioso centrale posto a 2938 m., fino alla base del lungo pendio di rocce e detriti sottostanti al passo. Si supera, circa alla sua metà, una bastionata rocciosa, striata verticalmente di nero indi si punta certamente a destra, diagonalmente in salita per sfasciumi, sovente con placche di neve uscendo così al Passo Cassandra 3097 m., (ore 1,45). Da qui si segue la facile cresta di rocce rotte e neve che presenta un solo breve passo di vera arrampicata, fino all'anticima, da dove si può giungere la vetta per la cresta di neve orizzontale un poco affilata, talvolta con cornice verso la Val Ventina.

Cima Postalesio 2995 m. ore 0,30 - facile
E' una modesta punta rocciosa senza grande importanza alpinistica. Dal rifugio si scende obliquamente sotto la punta NE dei Corni Bruciati onde raggiungere, attraverso neve residua, la base della Cima Postalesio. Si risale poi, senza difficoltà fra rocce poco sicure, l'erto sperone che delimita sulla destra un canalone scendente nei pressi della sommità all'incirca verso N; l'ultimo cornetto sommitale è di ottima roccia.

Ein personalicher herberg-sack ist BEI der ubernachtung in der Hutte zu benutzen

Bivacco Regondi Gavazzi - 2.590 m.

ATTENZIONE EMERGENZA CORONAVIRUS
BIVACCO NON SANIFICATO E PERTANTO INAGIBILE

VALLE D'AOSTA - VALPELLINE

Coordinate GPS: WAGS84 : 42.464948436036 - 13.302914500237

Apertura: sempre aperto
Posti letto: 15
Accesso: da Ollomont o Glacier

Chi volesse dare un contributo libero per il soggiorno può utilizzare il

Codice IBAN:
IT48V0344033100000000169226 (Banco Desio-filiale di Desio)

Causale: Bivacco Regondi-Gavazzi 

19 Agosto 2016 il bivacco è stato dotato di un pannello fotovoltaico con una lampada esterna sempre accesa e due lampade interne con relativi interruttori.
Utilizzare il link facebook per vedere altre foto.

Foto bivacco Regondi/GavazziIl bivacco eretto una prima volta nel 1952 in memoria del giovane alpinista Nino REGONDI perito in un incidente stradale. Inizialmente era una costruzione in lamiera tipica dei bivacchi, costituita da 6 posto letto . Attualmente è una bellissima e confortevole costruzione di legno e tetto in lamiera inaugurata nel 1995. Ora è intitolato a Nino REGONDI e Pietro GAVAZZI, già Presidente della nostra Sezione. Il bivacco è in comproprietà con la Sezione di Bovisio Masciago.

I° itinerario: tempo ore 3,30 - facile su sentiero
Da Ollomont 1356 m., per il Col Cornet. Partendo dal centro del paese si prende la mulattiera per il bivacco che ben presto si trasforma in sentiero dal fondo sconnesso. Dopo quindici - venti minuti, quando la traccia sassosa s'inoltra fra grossi cespugli, il sentiero continua a sinistra, risalendo un'arida costa erbosa. Poco sopra un bivio tenersi a sinistra verso il torrente, dove il sentiero continua la salita con ripide svolte nel bosco. Ad una radura si piega a sinistra, in direzione dell'Alpe Lo Berrio 1719 m., tra numerose tracce ma senza segnalazioni; venti metri oltre il torrente si lascia il sentiero per l'alpeggio e si sale a destra. Il sentiero supera con alcune svolte un tratto di rado bosco, poi se ne esce verso sinistra e sbuca sugli ampi pascoli dell'Alpe del Berrio (sorgente). Dopo una valletta salire nei prati a destra dell'Alpe del Berrio 1932 m.. Seguendo tracce di bestiame si ritorna a sinistra verso il largo fondo della comba(che si può anche percorrere fin qui dalla valletta); dopo tre grossi massi isolati si prende a sinistra, poi verso destra che porta a Les Baraques 2173 m. Il sentiero supera un ultimo pendio e raggiunge il valico del Col Cornet. Dl valico al Lago dell'Incliousa si segue costantemente una condotta d'acqua; dopo un tratto pianeggiante si incontra un gradino di roccia nera che si supera sulla destra fino a raggiungere la sella del Piano di Breuil dal quale si prosegue fino al bivacco.

II° itinerario: tempo ore 2,25 - sentiero ripido all'inizio e vario in seguito. Da Glacier 1549 m. per il piano di Breuil. Dal ponte si prosegue su un sentiero (segnalazioni) che sale direttamente nel bosco verso lo sbocco del canalone della Gaula. Il sentiero si addentra nel caratteristico, ripido e stretto canalone omonimo che si risale con numerose svolte. Lasciato a destra il minuscolo oratorio scavato nella roccia e dedicato a Notre Dame del la Gaula (anno 1863), si attraversa il canalone, e infine, se ne esce alla sommità a 2030 m., in una valletta erbosa che si percorre interamente. Dalla piccola sella al termine della valletta, ad un quadrivio si continua sul sentiero di destra che porta in breve all'Alpe de Places 2149 m.. Più oltre si costeggia il torrente che proviene dalla Conca dell'Acqua Bianca e si sbuca al grande e acquitrinoso piano del Breuil 2216 m. da dove appare la catena del Morion; sono pure visibili il bivacco ed un tratto marcato di sentiero che dal piano sale sulla destra. Dirigersi verso lungo il sentiero che, con numerose svolte, porta ad una sella nei pressi del lago dell'Incliousa. Piegare a sinistra e proseguire lungo lo stretto sentiero che sale il primo dosso erboso soprastante il lago di Leitou ed in breve, raggiungere il bivacco.

1) Alla Cabane de Chanrion per il Colle de la Fenetre Durant, percorso facile su detriti e sentieri.
Dal Bivacco scendere verso NE e costeggiare sulla riva a sinistra il lago Bensya 2513 m. Oltrepassato il vero torrente dell'Acqua Bianca si attraversa piano detritico, sempre in direzione del Mont Gele, per circa 400 m. si incontrano delle tracce di sentiero che piegano a sinistra e si abbassano verso l'Alpe Thoules, permettendo così di scendere in percorso obliquo a destra e lungo un canale di detriti(Chemin du Morion), ai piedi dell'alta bastionata rocciosa dominante la Conca dell'Acqua Bianca. Si attraversa il vallone e si raggiunge l'Alpe Thoules 2378 m. fino al colle a 2797 m. Si valica non alla sua massima depressione ma circa 100 m. più a N, in corrispondenza della targa ricordo del passaggio di Einaudi.Il sentiero si abbassa dapprima vicino alla morena sulla riva sinistra del Glacier de Fenetre, poi si tiene ancora più a sinistra e scende ai pascoli dell'Alpe Gran Chermotane, 2255 m. Dopo alcune svolte si valica a la Barne il ponte del Grand Chermotane 2185 m. Raggiunta verso destra la strada si segue per circa 2 km (scorciatoia tra le svolte), arrivando poi lungo un breve tratto di sentiero alla Cabane de Chanrion 2462 m. -ore 4.

2) Al Rif. Cretes Seches per il colle del Mont Gele, percorso interessante, vario, panoramico e facile, ore 3,30.
Dal bivacco scendere verso NE per passare a sinistra del lago Benseya. Oltrepassato il lago raggiungere sull'opposto pendio il costolone morenico rossastro che scende dal ghiacciaio (circa 500 m. a N del grande crostone occidentale del Mont Clapier) e salirlo. Dove termina, piegare a sinistra per portarsi, fra valloncelli morenici, sulla superficie del ghiacciaio, qui in parte ricoperta di pietre. Costeggiare ad una certa distanza la base delle aspre pareti rocciose del Morion e del Trident de Faudery. All'altezza della Becca di Faudery, lasciando sulla destra la massima depressione della cresta a 3144 m., salire verso N per passare tra alcuni affioramenti di rocce montonate e in seguito, sempre su neve, piegare a destra e raggiungere il colle a 180 m. Sull'altro versante si scende con un lieve giro sulla destra lungo il ghiacciaio dell'Aroletta, al cui termine si possono seguire die passaggi : se c'è ancora molta neve conviene scendere sui detriti e sulle rocce sulla sinistra del torrente poi lungo il canale ed il ripido nevaio sottostante; altrimenti (più lungo e noioso ma più sicuro) piegare a destra ed abbassarsi su un ripido pendio di blocchi e detriti, dominati dall'Aroletta superiore, fino a raggiungere le lingue di neve che scendono al Plan del Sabla. Al termine di questo ripiano continuare orizzontalmente sulla sponda destra idrografica del torrente fino ad incontrare il Rif. Cretes Seches a 2700 m. che si vede solo all'ultimo momento. Nelle vicinanze si trova il bivacco F. Spataro.

Al Mont Gele 2519 m. ore 3,15
Montagna imponente, caratteristica per le sue creste e per il ghiacciaio che la copre a S. Dalla vetta lo sguardo spazia dal Monte Bianco al Monte Rosa, rimira il possente Gran Combin proprio di fronte, s'abbassa al lago di Muvoisin fino alla lunghissima lingua del Glacier d'Otemma, abbraccia numerose cime minori, ma non per questo meno bella della Valpelline. Il ghiacciaio che scende con una lingua sul versante meridionale e si allunga su pendii terrazzati sino alla base del Mont Morion e del Mont Clapier, prende il nome di ghiacciaio del Mont Gele. Il percorso del ghiacciaio è semplice. L'itinerario è interamente visibile dal bivacco Regondi-Gavazzi. Si sale al colle del Mont Gele, spartiacque fra i ghiacciai dell'Aroletta e del Mont Gele, si prosegue verso Nord lungo un pendio nevoso abbastanza ripido. Costeggiato poi il Mont de la Balma e lasciata a destra la sella nevosa del colle omonimo, si obliqua a sinistra in direzione del visibile segnale trigonometrico posto sulla cima. Proseguire su facili nevai verso la cresta di frontiera lungo la quale, oltrepassata la crepaccia finale, si giunge in vetta.
Numerose altre salite, dalle più facili a quelle più impegnative, sono possibili sulla catene del Morion.
Itinerario al Mont Gele 3519 m. tempo ore 4,00.
Dal bivacco Regondi-Gavazzi 2590m., scendere verso Est e risalire (ripido) dopo aver aggirato la base del crestone ONO del Mont Clapier. Seguire il ghiacciaio del Mont Gele costeggiando ad una certa distanza le parete del Morion. Dopo un tratto più ripido si obliqua a destra e si raggiunge il colle del Mont Gele a 3180 m. Salire verso NNO passando sulla sinistra del roccioso Mont de la Balma, poi costeggiare alla base la cresta SE fino a giungere sotto la cima. A questa si sale in breve a piedi, superando alcune roccette. Discesa : interessante e molto bella lungo l'itinerario di salita; consigliabile soprattutto in primavera.
The use of a personal sleeping sheet is COMPULSORY for the overnight stay in Refuge

Bivacco Angelo e Seconda Caldarini - 2.486 m.

ATTENZIONE EMERGENZA CORONAVIRUS
BIVACCO NON SANIFICATO E PERTANTO INAGIBILE

LOMBARDIA - ALTA VALTELLINA - VAL BORMINA

Coordinate GPS: WAGS84: 46.470831 - 12.261872 (ulteriori riferimenti su http://www.diska.it/rifcaldarini.asp)

Apertura: Sempre aperto
Posti letto: 9
Accesso: da Arnoga (Val Viola Bormina) per un tratto su sterrato, poi su sentiero segnalato

Chi volesse dare un contributo libero per il soggiorno può utilizzare il

Codice IBAN: IT48V0344033100000000169226 (Banco Desio-filiale di Desio)

Causale: Bivacco Caldarini
Foto bivacco CaldariniIl bivacco eretto una prima volta nel 1970.
Itinerario: tempo ore 1,30 - 2,45 facile su sentiero
Da Arnoga per la sterrata (chiusa al transito di automezzi) fino alla baita Altumeira ore 1,15. Dopo Altumeira sulla sinistra, si distacca una strada (a destra porta al Rif. Viola), che scende al torrente ed arriva sul versante opposto sino all'Alpe Dosde a 2129 m. Alla grossa malga dell'Alpe Dosde si prosegue verso S lungo il torrente Viola Bormina, in direzione dell'impressionante bastionata Cima Viola-Cima di lago Spalmo-Sasso di Conca il cui lato settentrionale, ghiacciato, incombe su tutta la zona. Riattraversato il torrente e sorpassata la baita, ci si mette su un sentiero che si interna sul pianeggiante fondo del vallone fino al punto in cui si sdoppia. Si procede nel solco di destra accanto al torrente su di un ponte e, seguendo segni pitturati a minio su sfasciumi e gande, si guadagna il dosso ed il bivacco A. e S. Caldarini.
Alla Capanna Dosde si ridiscende ai resti della Baita del Pastore, sempre per il fondo della Val Cantone di Dosde, se ne raggiunge la testa da dove si sale l'ampia sponda di sfasciumi in direzione S e per un avvallamento di pietrame, tra le pendici della cima di Saoseo e quella della cima Viola, si guadagna il passo e la Capanna Dosde a 2824 m.

Cima Viola 3374 m. - facile ore 3,30
Seguire l'itinerario per Capanna Dosde; dalla Capanna si sale per le rocce della cresta occidentale e si raggiunge il manto nevoso. Si piega a sinistra, si attraversa una porzione del contrafforte che scende in Val Cantone di Dosde; ci si arrampica per il contrafforte e si raggiunge la parte superiore della parete occidentale. Si prosegue per il ghiacciaio e, giunti ad una spaccatura, si sale direttamente alla vetta, una delle più elevate della zona che offre uno splendido panorama sui monti circostanti e particolarmente interessanti verso i più vasti complessi dei gruppi Bernina e Ortles.

Cima Saoseo 3265 m. - facile ore 3,15
Seguire l'itinerario precedente per la Capanna Dosde. Poi si sale per la ganda che ricopre la cresta orientale della quota 3056 m. che si erge con un ardito torrione. Si aggira il torrione sui lati, sia portandosi a destra della vedretta, o su ciò che rimane di essa, sia percorrendo a sinistra una facile cengia. In seguito si procede su di un comodo dosso nevoso e per esso si guadagna la vetta, che offre un magnifico panorama sul gruppo del Bernina e della Valle Grosina.

Pizzo Dosde 3280 m. - media difficoltà ore 3
Si scende alla diroccata Baita del pastore e, procedendo nel fianco destro della Val Cantone, si arriva alla morena frontale della vedretta di Dosde. La si attraversa a sinistra, indi si rimonta la vedretta omonima attenendosi al suo lato orientale per evitare le crepacce. In seguito si attacca uno spiazzo morenico; di qui per pendii erbosi, per cenge, per camini e per altri gradini rocciosi, si giunge ad un largo canalone ghiacciato. Si attraversa e, continuando a sinistra della parete, si raggiunge la vetta. Bellissima è la vista sulle cime di Lago Spalmo, Saoseo e Corno Dosde.

ex Bivacco / Punto di appoggio Adriano Sironi - 2.066 m.

Alpe Lago di Matogno

ATTENZIONE: a partire dal 1-6-2015 questa struttura NON E' più in carico alla sezione di Desio del C.A.I..

La struttura è stata realizzata ristrutturando una baita dell'Alpe Lago di Matogno, situata nell'alta Valle dell'Isorno, che si apre a nord-est di Domodossola, tra la Val Vigezzo e la Val d'Ossola. Al piano terreno si trova un locale soggiorno con stufa a legna (consigliabile procurarsela durante la salita) su cui è possibile cucinare, fornello a gas. Sempre al pian terreno è situato un dormitorio con otto posti su tavolato attrezzato con materassi, cuscini e coperte.
Al piano superiore (sottotetto) sono disponibili altri quattro posti letto sempre su tavolato con materassi, cuscini e coperte.
Il piano superiore ha un ingresso autonomo ed è sempre aperto. I locali del piano inferiore sono chiusi: le chiavi possono essere richieste a Montecrestese in frazione Roldo, presso la 'Locanda delle Alpi' (tel. 0324.232873).
L'acqua potabile è nelle immediate vicinanze, alla fontanella dell'alpe.
L'accesso al rifugio avviene da Agarina (m. 1226), un alpeggio situato al termine della strada consortile che parte da Altoggio (frazione di Montecrestese). Per percorrere in auto la strada è necessario munirsi di un'autorizzazione rilasciata esclusivamente dal Comune di Montecrestese (aperto anche il Sabato mattino; tel. 0324.35729).Tuttavia va precisato che tale autorizzazione (costo € 5,00), viene concessa solo a gruppi organizzati (CAI o altri enti sportivi e ricreativi) e non ai singoli escursionisti. Il regolamento sull'uso della strada ed il modulo per richiedere l'autorizzazione sono scaricabili dal sito web del Comune di Montecrestese.
Da Agarina si segue il sentiero per il Lago Matogno, poco sotto il quale si trova l'Alpe Lago (2,30h da Agarina). Ci sono cartelli indicatori e segnavia; sull'ultima edizione della carta Kompass n. 89 (Domodossola) il percorso è individuato con discreta correttezza.
Dal bivacco si può salire alla panoramica cima del Pizzo del Forno (m. 2696) in circa 1,30h. Il percorso più facile (difficoltà: E) è quello che segue la dorsale est dal Passo della Fria. Più impegnativa è la salita ai Pizzi del Lago Gelato che si alzano sopra l'omonimo lago con due cime di altezza pressochè uguale. La Cima Sud (m. 2614) si raggiunge superando un ripido canale (nevoso ad inizio di stagione) e poi percorrendo una crestina di roccette che presenta qualche passo esposto nell'ultima parte (difficoltà: F). La Cima Nord (m. 2613) si raggiunge salendo per ripidi canali alla sella tra le due cime e poi percorrendo la facile cresta sud (difficoltà: F). Entrambi gli itinerari partono dal Lago Gelato (m. 2400 circa), raggiungibile con una panoramica traversata che parte dal Lago Matogno, poco sopra il bivacco. Dal bivacco alla vetta occorrono circa 2,30h).
Una traversata interessante (difficoltà: E - mancano i segnavia) collega il bivacco Sironi al Rifugio Bonasson: raggiunto il Lago Gelato, si sale all'omonima bocchetta (m. 2441) e poi si scende dal versante opposto passando dall'Alpe Cavegna e raggiungendo il Rifugio Bonasson (m. 1946) all'Alpe Cortevecchio. Dal Rifugio Bonasson è possibile scendere ad Agarina, realizzando così un suggestivo percorso ad anello.